Uno spettacolo scritto,

diretto e interpretato da

Antonio Lovascio

  Con il patrocinio della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.

PREMIO NAZIONALE DI DRAMMATURGIA “La Riviera dei Monologhi 2016. Teatro di impegno civile”.

Il Testo

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Partendo da una storia autobiografica il racconto passa attraverso la carne di Salvatore San Filippo, vero e proprio eteronimo di Antonio Lovascio. Salvatore San Filippo narra il suo viaggio in Sicilia attraverso ricordi, epifanie e azioni che lo porteranno a trasformarsi continuamente, ad entrare e uscire da molteplici personaggi e da diverse situazioni; Salvatore si trasforma nel ragazzo delle granite il cui grido sembra un antico canto arabo, in un pupo siciliano che recita versi della Gerusalemme Liberata, nel boss Michele Greco che minaccia subdolamente Giovanni Falcone;  con lui si attraversa la suggestiva processione dei Casciari e si approda al drammatico momento della strage di Capaci per concludere senza concludere il viaggio, lasciando aperto ogni dialogo, ogni confronto sulla Sicilia, sulla vita. In scena ‘u panaru (un Cestino di vimini) che Salvatore lascia ai piedi del palcoscenico diventa l’albero Falcone, la magnolia che si trova sotto casa del giudice, sotto la quale la gente può lasciare un pensiero scritto su un biglietto. Nel panaru ogni biglietto arricchisce lo spettacolo di suggestioni, riflessioni, pensieri.

Note biografiche

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ANTONIO LOVASCIO Laureato in Lettere Moderne svolge la professione di attore, regista e drammaturgo. Si è formato e ha lavorato con diversi artisti tra i quali Dario Fo, Franca Rame, Lino Capolicchio, Saverio Marconi, Giorgio Barberio Corsetti, Francesco Niccolini, Massimiliano Civica, Eugenio Allegri, Roberto Bacci, Dacia Maraini.  Nel 2007 ha vinto il premio nazionale di drammaturgia TORNEO APPLAUSI con il testo “Immi-Grati?”. La Provincia di Ancona gli ha conferito il CAVALIERATO GIOVANILE migliori talenti under 35, sezione spettacolo.  Nel 2015 ha vinto il premio nazionale di drammaturgia La Riviera dei Monologhi, con il testo “Alda Merini – i beati anni dell’innocenza”. Nel 2016 ha vinto il premio nazionale di drammaturgia LA RIVIERA DEI MONOLOGHI per il Teatro di impegno civile con lo spettacolo “Viva Falcone” che ha ottenuto anche il patrocinio della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone. Le sue note di regia per lo spettacolo “Viva l’Italia” di Dacia Maraini sono inserite nella nuova pubblicazione del testo teatrale edita da Giulio Perrone Editore. Edizione e spettacolo sono stati presentati al Salone internazionale del Libro di Torino 2012 e 2013. La regia di Antonio Lovascio per “Viva l’Italia” è citata nel libro “Il Sogno del Teatro” di Dacia Maraini, ed. Rizzoli. Ha scritto il testo teatrale Aspettando Turturro, un progetto che ha ottenuto il consenso dell’attore John Turturro e che prevede la sua partecipazione nella messinscena.

Estratti stampa

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Lovascio, il mattatore garbato, entra ed esce dai personaggi, maschili o femminili che siano, con un tic linguistico, un gioco di ripetizioni, di modulazioni vocali e di rimandi. Con queste variazioni, le ironie sugli stereotipi teatrali e umani, con piccole prove di trasformismo, con una risata che coglie lo spettatore nel mezzo della più intensa invettiva, l'interprete non stanca mai il suo uditorio e, anzi, nel corso di un'ora e dieci minuti, lo provoca e lo costringe all'attenzione, con un dispendio di energia che pochi attori italiani potrebbero offrire.  

Eugenio Murrali su IL DUBBIO di Piero Sansonetti

 

Antonio Lovascio trasporta il pubblico in un mondo antico fatto di riti come quello della granita a colazione, delle feste religiose e dei pupi siciliani. Un mondo che nella testa di un bambino diventa quasimagico, ancestrale, nel quale le lingue, da quella Greca a quella araba, si mescolano dando vita all’ inconfondibile musicalità siciliana. L’attore, che è anche regista e autore del testo, mette in scena uno spettacolo pieno di voci, suoni e, incredibilmente, di persone nonostante sul palco ci sia solo lui per tutta la durata della pièce.

Gufetto – L’altro magazine

 

Uno spettacolo da non perdere, non solo per la bravura e per il talento di Antonio Lovascio, ma anche per la possibilità di scrivere e lasciare un messaggio di testimonianza e vicinanza a Giovanni Falcone, grazie ad un cestino che alla fine dello spettacolo viene calato dal palcoscenico alla platea, e che spinge i tanti spettatori a partecipare e a lasciare un segno, un pensiero, perchè come dice Lovascio, alias Salvatore, il futuro è nelle mani dei giovani, e la mafia può essere sconfitta attraverso il ricordo di ciò che è accaduto ma soprattutto grazie e un cambio generazionale che prevede un cambio di mentalità.

Antonietta Di Vizia su Romaoggi.eu

 

Ci sono nomi che, appena pronunciati, detonano. Come l’esplosivo piazzato il 23 maggio del 1992 sull’autostrada verso Palermo, all’altezza dello svincolo per Capaci. Nomi che sono micce per accendere il pensiero. Come quello di Giovanni Falcone. Nomi che il teatro civile continua a scandire, tenendosi lontano da banalizzazioni e sterili celebrazioni. E’ il caso di “Viva Falcone” scritto, diretto e interpretato da Antonio Lovascio.

Natalia Distefano su Corriere della Sera

Date e Teatri

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Registrazione dello spettacolo

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