Un progetto di Giovanni Oliva

drammaturgia Gabriele Marchesini

con l’attrice Lucia Bendia

e l’arpista Susanna Bertuccioli

Omaggio a Valeria Moriconi nel decimo anniversario della scomparsa

Lo spettacolo

——————

 

“Valeria Moriconi, raccontare la vita di chi inventa le vite” è lo spettacolo che Lucia Bendia ha prodotto e interpretato nel settembre scorso, nato da un’idea di Giovanni Oliva e commissionato per la quindicesima edizione del Festival Pergolesi Spontini per ricordare la grande attrice jesina a dieci anni dalla scomparsa.

 

“Mi terrorizza che si parli di me quando non ci sarò più, perché si dicono tante cazzate quando uno è morto e non ci si può più difendere. Quando questo passaggio si è concluso, basta basta basta!... Non ho nemmeno intenzione di scrivere le mie memorie perché sarebbero false. Le memorie si scrivono per apparire interessanti e quindi la verità viene cambiata… Vorrei essere dimenticata piuttosto che essere raccontata male”. Così dichiarò Valeria Moriconi al Messaggero in un’intervista del 1991: che fare allora per ricordarla? Quale omaggio renderle dal momento che ci è impossibile dimenticarla? L’unica era cercare una strada perché si raccontasse da sé, attraverso il qui ed ora di una sorta di diario che non avesse il tempo di diluirsi nella “memoria” che travisa per ingentilirsi e accattivare un lettore futuribile.

 

Gabriele Marchesini, drammaturgo e regista, è andato a rovistare in quello scrigno prezioso che è lo “specchio” dedicatole da Franco Cecchini, raccolta esaurientissima di interviste, appunti e annotazioni che somiglia a una sorta di reportage fatto per autoscatti dal 1957 al 2004 e che ci racconta la donna e l’attrice senza rincorrere la coerenza pretesa da un editor ma con l’immediatezza delle istantanee.

 

La voce di Lucia Bendia sarà quella di ognuno di noi mentre leggiamo queste pagine palpitanti di vita vissuta; accanto a lei Susanna Bertuccioli, prima arpa del Maggio Musicale Fiorentino, offrirà un contrappunto di ricordi, emozioni, evocazioni in un caleidoscopio musicale da Hindemith a Britten attraverso le sfumature di Violeta Parra, Nino Rota, Charlie Chaplin e qualche sorpresa.

Note degli autori

——————

 

Inventare le vite degli altri, la parola Porgere al pubblico Valeria Moriconi, la donna “in essenza” prima ancora dell’attrice, attraverso un reading dove si intrecciano due voci (quella recitata da Lucia Bendia e quella musicale dell’arpa suonata da Susanna Bertuccioli) significa rendere omaggio alla vita, e quindi a lei. Farlo con pochi segni misurati e puliti è quasi un atto dovuto. La retorica delle commemorazioni, infatti, non si addice al Teatro e men che meno si addice a Valeria. Come potete leggere nelle note di Franco Cecchini, il cui libro è stato la fonte di materiali fedeli e documentati, l’attrice di Jesi detestava che si parlasse di lei in sua assenza e temeva il fraintendimento. Aggiungo che se già un film sulla vita di un attore risulta in generale una forzatura, uno spettacolo sulla scena dal vivo lo è ancora di più: perché l’’attore’ di cui si vuole parlare non è quello che vediamo. E l’attore, per sua stessa natura, non è un personaggio: interpreta un personaggio. Figuriamoci, quindi, quanto inopportuno sarebbe stato in un caso come questo. La nostra scelta, dunque, originata da un progetto di Giovanni Oliva al quale se ne deve anche il titolo bellissimo ed emblematico (da me subito condiviso), è stata diversa. E’ stata quella di rendere in qualche modo “universale” quel particolare amore per la vita, per la natura e per il teatro che ha sempre alimentato con grande intensità l’incarnazione in questo mondo di Valeria Moriconi. Se non è più tra noi e se, lasciandoci, lo ha fatto definitivamente, da autentica attrice, cioè senza consegnare autobiografie, saggi critici o testi drammaturgici alla posterità, questo non significa che la sua voce si sia spenta. Tutt’altro, e il nostro modesto contributo vuole qui sottolinearlo. Se nulla è eterno, tutto però è soggetto ad una continua metamorfosi e ad una rinascita. La volontà di Valeria, la forza straordinaria del suo sentire ed il suo vitalismo vengono offerti agli spettatori di oggi, ma senza nessuna imitazione di lei. I suoi veri pensieri e le sue intime confessioni sono riproposti con fedeltà e con il garbo dovuto: è nato così un monologo interiore fatto di sentimento, di slanci e di riflessioni che si rivolge a tutti e che altre bocche possono pronunciare, con emozioni che vibrano sulle corde di altri strumenti. La memoria di chi se n’è andato tende a sbiadire pian piano con il passare del tempo, offuscandosi come l’immagine di una vecchia cartolina. Se invece un grande vissuto riprende voce allora si trasforma in un regalo per gli altri, diventa un’eredità umana permanente. “Gli altri”, quelli di prima, erano stati il grande osservatorio a cui Valeria attingeva per dare vita, umanità, colore ed espressione ai personaggi che interpretava sulla scena, liberandoli così dalla carta del copione e dagli stereotipi della recitazione. Lei qui ci confessa la sua verità: e allora il suo cuore ritorna a battere per noi.

Gabriele Marchesini

 

 

Inventare le vite degli altri, la musica In principio era una voce, voce di una donna che racconta e si racconta, voce di un’attrice che è stata voce di mille donne, milioni di sfumature e miliardi di sentimenti tutti veri perché nati sul palcoscenico di un teatro, “luogo di pura negazione del reale e perciò stesso ancora più vero, penetrante, insieme provvisorio e definitivo” per dirla con le parole di un grande musicologo. E per starle accanto, per dialogare con lei, c’era bisogno di un’altra voce che venisse da lontano, direttamente dall’incantamento degli Dei che ascoltandola dovevano arrendersi alla commozione, cederle il passo ammettendola in una dimensione non umana dove l’aria fatta suono arrivava a dire l’indicibile. Per questo stasera la musica della parola sarà immersa nel suono di un’arpa, bella da vedere oltre che da ascoltare, che potrà regalarci la liquidità del mare, la suggestione di un’estasi, lo squarcio tagliente della sofferenza, la poesia della vita e la prosa della quotidianità: lo sfondo è tutto novecentesco perché ciò che raccontiamo ne è un frammento paradigmatico e nella brevità del secolo c’è il gran pregio della capacità di descrivere con pennellate dense quel che altrimenti richiederebbe complesse architetture. I riferimenti, alti e popolari, saranno spesso evidenti ma non è essenziale che lo spettatore sia consapevole in ogni momento di essere preso per mano da Hindemith, Debussy, Britten o Nino Rota; l’io narrante che ripercorre questo diario che non ha avuto il tempo di diluirsi nella memoria avrà nella musica un contrappunto extradiegetico di ricordi, emozioni ed evocazioni che ci aiuterà ad esaltarne i colori e a evidenziarne i contorni, accelerando o rallentando esponenzialmente le intermittenze del cuore.

Giovanni Oliva

Note biografiche

——————

 

LUCIA BENDIA Attrice diplomata al Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dopo aver debuttato con “Il potere sottile” al festival di Venezia inizia a lavorare per quattro stagioni con la Compagnia dei Giovani del Teatro Brancaccio di Roma diretto da Gigi Proietti. Lavora in diverse produzioni televisive di lunga serialità come “Un posto al sole” e in tv movie tra cui “Puccini“ di Capitani, “Preferisco il paradiso” di Campiotti e “Vip “di Vanzina. L’ultima lunga produzione è “l’Isola” e la recente uscita nel “Restauratore”. Nel 2014 interpreta “Lettera di una sconosciuta” di Stefan Sweig. A settembre 2015 realizza lo spettacolo dedicato a Valeria Moriconi in collaborazione con Festival Pergolesi Spontini e Fondazione Teatro Pergolesi.

 

SUSANNA BERTUCCIOLI ha studiato presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro sotto la guida di Bianca Maria Monteverde. Si è perfezionata con Marilyn Costello presso il Curtis Institute di Philadelphia, Ion Ivan Roncea all’Istituto di Cultura Italiano a Bucarest e Susan McDowell a Umbria Jazz. Ha vinto i primi premi assoluti del Concorso arpistico “Victor Salvi” e del Concorso “Petrini-Zamboni”. Dal 1982 al 1984 ha ricoperto il ruolo di prima arpa dell’European Community Youth Orchestra sotto la direzione di Claudio Abbado, collaborando parallelamente con l’Orchestra Giovanile Italiana. È dal 1985 prima arpa nell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Nel corso della sua carriera ha collaborato inoltre con le Orchestre della Radio Svizzera Italiana, la London Simphonietta, la Filarmonica Toscanini e infine nel 2007 e nel 2009, su invito del Maestro Zubin Mehta, ha suonato come prima arpa nella Philharmonic Israel Orchestra. Oltre a svolgere un’intensa attività nell’ambito classico, si dedica allo studio di altri repertori musicali come il jazzi, etnico/folk e canzoni d’autore. Dal 2001 ha realizzato una serie di incisioni: il CD per arpa sola “Nevel” per la Beat Records con propri arrangiamenti, poi i due CD “Celtic Music” e “New Percussion” per RAI Trade, utilizzati dalla Televisione Italiana come colonna sonora di alcune trasmissioni. È attiva anche sotto il profilo didattico, tenendo Masterclass riguardanti la letteratura italiana per arpa in orchestra in Italia e in Europa.