Dal testo di Stefan Zweig

drammaturgia Pia di Bitonto e Annabella Cerliani

regia Pia di Bitonto

con Lucia Bendia

Il Testo

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«A te, che mai mi hai conosciuta»: è questa l’intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell’aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambiti: la ricchezza, la fama e un fascino «morbido e caldo». «Ieri il mio bambino è morto» esordisce la misteriosa donna, e prosegue: «adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai». Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo concede a se stessa di raccontargli la propria vita – la vita di una creatura che per più di quindici anni gli ha votato, «con tutta l’abnegazione di una schiava, di un cane», un amore «disperato, umile, sottomesso, attento e colmo di passione», senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, lui la riconosca. Ma quasi sempre per l’uomo il volto di una donna «rispecchia solo una passione, un gesto infantile, un moto di stanchezza, e svanisce con la stessa facilità di un’immagine allo specchio». Zweig ci trascina nel labirinto di un amore assoluto, offrendoci il ritratto di una donna ardente e viva, e al tempo stesso immateriale come «una musica lontana».

 

Dal romanzo al testo teatrale

Lo spettacolo teatrale è tratto dal breve racconto, scritto da Stefan Zweig nel 1928, Lettera di una sconosciuta. Ambientato in una Vienna mitteleuropea di inizio novecento, il romanzo si presta immediatamente alla riscrittura per la scena sia per la forma, asciutta e onirica, sia per il contenuto: la sconosciuta  ha la levatura morale di un personaggio tragico e la passione di un’eroina romantica, sempre in bilico tra il sacrificio per l’amato e l’eccesso d’amore. Ma la sconosciuta è anche una donna moderna ante litteram, forte, complessa, sicura di sé, indipendente, consapevole dei suoi sentimenti e del suo corpo desiderante, capace di scindere la sessualità dall’amore che si affaccia sugli abissi dell’animo femminile e lo guarda con tenacia e coraggio.

Sebbene la sconosciuta sia un archetipo femminile, e dunque fuori dal tempo, la sua storia si articola in sei snodi drammatici ed emotivi, ognuno dei quali è caratterizzato da un costume.

Il progetto

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Lettera di una sconosciuta ha debuttato il 20 febbraio 2015 presso la Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti, a Jesi, nelle Marche.

L’idea nasce dal voler portare il Teatro fuori dal Teatro e di farlo vivere in uno scenario ideale, ricco di memoria e bellezza.

Questo è ciò che ha ispirato questa prima messa in scena.

Lo spettacolo costruito per questo spazio è infatti itinerante. Partendo dallo scalone fino all’esedra, lo spettatore è stato portato a percorrere le stanze segrete della sconosciuta. Il modello di sacrificio scelto dalla protagonista nelle soste in Galleria, rimanda alle stazioni della sua personale drammatica via crucis.

La protagonista si affaccia dalle porte e chiama a condividere con gli astanti la sua progressione psichica e sentimentale.

 

Scenografia, proiezioni e costumi

I costumi di Marco Nateri restituiscono il profumo degli anni ’20.

Il cambio a vista dei sei costumi, scandisce per immagini la storia del personaggio e la sua evoluzione.

Tre riquadri sul fondo, incorniciano la sconosciuta, e diventano superfici proiettive delle tre distinte condizioni della vita della protagonista e del suo animo.

Note di regia

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La regia intende lavorare tra le pieghe del testo, su i sentimenti di autodistruzione, sull’eccesso, sulla forza eversiva dell’amore, e sondarne le profondità, gli scarti, le rimozioni.

La regia lavora sul conflitto tra il mondo esteriore (reso attraverso inserti video) e quello interiore, creando una partitura scenica che favorisca la messa a fuoco delle seguenti domande: perché ella si autorizza solo ad amare e a non essere anche riamata? Perché persiste nel martirio di sé? La gratuità e l’altruismo del suo sentimento quale abisso rimuovono? Quale vergogna, quale umiliazione nasconde da non acconsentire di essere riconosciuta? Ed infine, può un amore assoluto diventare distruzione, e perché?

Pia di Bitonto

Note biografiche

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STEFAN ZWEIG (Vienna 1881– Petrópolis 1942)

Scrittore. Crebbe nella Vienna di fine Ottocento, in una delle famiglie più in vista dell'alta borghesia ebraica viennese (padre industriale, la madre nata ad Ancona, apparteneva a una famiglia ebraica originaria di Hohenems, dove erano proprietari di una banca). Esordì giovanissimo sulla scena letteraria. Autore di raffinata formazione culturale e artistica, scrisse novelle, romanzi, poesie, opere teatrali, saggi letterari e biografie storiche, e conobbe uno straordinario successo mondiale tra gli anni Venti e Trenta. Dopo l’ascesa al potere del nazismo, Zweig – le cui opere furono bruciate nei roghi dei libri del 1933 – dovette rifugiarsi, essendo di origine ebrea, in Inghilterra, poi a New York e infine in Brasile. Morì suicida nel febbraio del 1942.

 

PIA DI BITONTO

Regista. Laureata in Discipline dello Spettacolo a Roma, studia e si diploma con Leo De Berardinis e Perla Peragallo. Ha seguito corsi di perfezionamento in regia presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, e Theatre du Soleil a Parigi, un corso di sceneggiatura presso la Rai e un corso di regia lirica presso il Teatro comunale di Bologna.

 

LUCIA BENDIA

Attrice. Di origine marchigiana, studia e si diploma alla Scuola Nazionale di Cinema (ex Centro Sperimentale di Cinematografia) nell’anno 2002. Esperienze lavorative con: Citto Maselli, Franco Giraldi, Cristina Comencini, Alessandro D’Alatri, Giovanni Lombardo Radice. Nel giugno del 1998 partecipa a “Prima del teatro: scuola europea per l’arte dell’attore” corso “Il teatro della guerra” tenuto da Lorenzo Mucci, Massimiliano Farau, Roberto Romei.

 

MARCO NATERI

Costumista. Dopo gli studi universitari, vince una borsa di studio al laboratorio di esercitazioni sceniche di Roma, diretto da Gigi Proietti, nella sezione costume con Giulia Mafai. Durante gli anni del laboratorio inizia la collaborazione col regista Marco Gagliardo con il quale firma 80 spettacoli affrontando testi di Goldoni, Koltes, Copi, Shakespeare, Tasso etc. Collabora inoltre con Marco Parodi, Riccardo Reim, Rino Sudano, Carlo Quartucci, Piera Degli Esposti, Lelio Lecis, Mariassunta Caluisi, Antonio Petris. Nell’opera lirica collabora con Ivan Stefanutti, Denis Krief, Francesco Zito, assistente con Pasquale Gnossi, Carlo Diappi, Francoise Tournafond, Claudie Gastine, Graziano Gregori al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Bellini di Catania, Teatro S. Carlo di Napoli, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro la Fenice di Venezia, Teatro Comunale di Firenze, Kansai - Opera Osaka, Teatro Nazionale di Tokio, Festival di Lione, etc. Ha collaborato inoltre al Festival di Spoleto, Todi Festival, Teatro Lirico Sperimentale, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Verdi di Parma, in qualità di direttore di sartoria. Svolge attività didattica presso centri di formazione professionale insegnando storia del costume, merceologia dei tessuti, elaborazione del costume. È stato librettista, regista, scenografo e costumista per le opere per ragazzi “Bimba vecchia fa buon gatto”, “Zim Bumbum”, “Edina e i ricordi di carta”.

Ha collaborato con Rai Yoyo e il MIBAC. Al cinema, con Claude Chabrol.